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Tre morti in Vaticano, una lettera contestata e un nome che porta a Emanuela Orlandi
Tre morti, una lettera che non convince e troppi nomi che tornano: il mistero Estermann porta fino al caso Orlandi.
Il 4 maggio 1998, dentro il Vaticano, vengono trovate morte tre persone.
Alois Estermann, appena nominato comandante della Guardia Svizzera Pontificia.
Sua moglie, Gladys Meza Romero.
E il giovane vicecaporale Cédric Tornay.
La spiegazione arriva rapidamente: Tornay avrebbe ucciso Estermann e sua moglie e poi si sarebbe tolto la vita.
Una storia terribile, ma apparentemente semplice.
Solo che semplice, questa storia, non lo è mai stata davvero.
Perché quando la madre di Cédric arriva a Roma, le viene proposta una soluzione pratica per riportare il figlio in Svizzera: cremarlo.
Più facile da trasportare. Un’urna invece di una salma.
In un primo momento avrebbe persino accettato.
Poi ricorda una cosa: suo figlio le aveva detto chiaramente che non voleva essere cremato.
E cambia idea.
Quel no sarà fondamentale.
Perché grazie a quella decisione il corpo di Cédric potrà essere sottoposto a una seconda autopsia in Svizzera.
E qui io mi sono fermata.
Perché la spiegazione logistica può anche essere perfettamente vera.
Ma se stiamo parlando del ragazzo indicato come autore di due omicidi e un suicidio, distruggere il corpo con una cremazione avrebbe significato anche rendere impossibile qualunque ulteriore esame.
E quindi la domanda, almeno, fatemela fare.
Perché spingere verso la cremazione così presto?
E qui c’è un particolare che mi ha fatto alzare ancora di più il sopracciglio.
Quando qualche mese fa ho perso mio padre, il sacerdote ci disse chiaramente che la Chiesa non vedeva con particolare favore la cremazione.
Io, sinceramente, pensavo fosse una sua fissazione personale.
Poi ho controllato.
E no.
La Chiesa cattolica ammette la cremazione, certo. La permette da decenni. Ma continua ancora oggi a preferire e raccomandare la sepoltura del corpo.
E allora torno al 1998.
Tre persone sono appena morte violentemente dentro il Vaticano.
Uno dei tre è proprio il ragazzo indicato come autore della strage.
E alla madre viene suggerito di cremarlo perché sarebbe stato più semplice riportarlo in Svizzera.
Sarò malpensante io. Può essere.
Ma se la stessa istituzione che ancora oggi preferisce la sepoltura, in quel momento propone invece con tanta naturalezza la cremazione di un corpo potenzialmente fondamentale per ulteriori accertamenti…
be’, la domanda me la tengo.
Anche perché, se Muguette avesse detto sì, la seconda autopsia non sarebbe mai esistita.
Poi c’è una lettera.
Quella che Cédric avrebbe scritto prima di morire.
Dentro ci sono parole pesantissime. Parla del Papa, del suo dovere, della pressione subita e scrive, in sostanza:
“Quello che ho fatto, sono loro che mi hanno spinto a farlo.”
Solo che sua madre, quando vede quella lettera, dice una cosa ancora più pesante:
quella non è la scrittura di mio figlio.
Negli anni arriveranno perizie contrastanti. Alcune diranno che la grafia sarebbe stata imitata. Altre sosterranno invece che la lettera fosse realmente di Tornay.
E già qui avremmo materiale sufficiente per un mistero.
Ma no.
Perché poi compare Alois Estermann.
E attorno a Estermann iniziano a girare parole che con una semplice lite interna alla Guardia Svizzera hanno ben poco a che fare:
Stasi. Servizi segreti. Giovanni Paolo II. Attentato al Papa.
Secondo alcune ricostruzioni, Estermann sarebbe stato collegato ai servizi della Germania Est.
Teoria smentita da alcuni e sostenuta negli anni, tra gli altri, dall’ex magistrato Ferdinando Imposimato.
Ed è proprio Imposimato a portare questa storia in un territorio ancora più incredibile.
Emanuela Orlandi.
Scomparsa nel 1983.
Quindici anni prima della morte di Estermann.
Eppure il suo nome torna.
Secondo Imposimato, Estermann avrebbe potuto conoscere gli spostamenti di Emanuela e arrivò persino a sostenere che sapesse chi l’aveva rapita.
Poi c’è un altro personaggio.
Quello che nel caso Orlandi conosciamo come l’Americano.
L’uomo delle telefonate.
La voce straniera.
Le informazioni.
La richiesta di liberare Ali Ağca.
Negli anni sono stati fatti diversi nomi.
Paul Marcinkus, potentissimo uomo dello IOR.
Marco Accetti, sul quale molti anni dopo arriverà una consulenza fonica.
E, in alcune ricostruzioni, persino Estermann.
Ed è proprio qui che questa storia smette di sembrare una sequenza di episodi separati.
Perché gli stessi ambienti, gli stessi nomi e gli stessi corridoi del Vaticano continuano a comparire.
E più andavo avanti con la ricerca, più continuavo a farmi la stessa domanda:
se in tutte queste teorie non c’è proprio nulla di vero, perché esistono?
Perché persone diverse, in anni diversi e partendo da indagini diverse, sono finite negli stessi posti?
Coincidenze?
Suggestioni?
Depistaggi?
Teorie cresciute una sull’altra fino a diventare qualcosa di molto più grande dei fatti?
Oppure, sotto decenni di silenzi, errori e ricostruzioni, c’è davvero un piccolo pezzo di verità che ancora non conosciamo?
Martedì su Quotidea – Storie & Misteri racconterò l’intero caso Estermann: la versione ufficiale, la madre di Cédric, la cremazione rifiutata, la lettera contestata, la seconda autopsia, la pista Stasi e soprattutto quel filo che, incredibilmente, arriva fino a Emanuela Orlandi.
E alla fine torneremo ai fatti accertati.
Purtroppo.
Perché a volte la parte più interessante di un mistero non è ciò che sappiamo.
È tutto quello che, dopo quasi trent’anni, continuiamo a non riuscire a spiegare.
💡 La storia continua su Quotidea.it
Questo è il mio taccuino: appunti, domande e retroscena delle storie che sto seguendo.
Su Quotidea.it trovi gli approfondimenti completi di Storie & Misteri, con fonti, ricostruzioni e tutti quei dettagli che spesso mi fanno perdere il sonno. 😅
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